I nazisti: dei folli?
Shoah come Auschwitz, Treblinka, Dachau, come
camere a gas, paura, buio, terrore, Shoah come annullamento
della volontà, come far di tante coscienze una sola,
di tanti volti uno soltanto, - grigio e spento, monocolore -
Shoah come fame e freddo, fumo nero e neve, sangue e pianto,
Shoah come silenzio e morte.
La Shoah non è l’unico genocidio
commesso nel corso dei secoli, tuttavia ha in sé una
sua unicità.
E’ unico, in quanto per la prima volta
si è cercato di “rimodellare” l’umanità
cancellando un intero popolo dalla terra.
Unico, in quanto per la prima volta lo sterminio delle vittime
non è stato un mezzo per ottenere qualcosa, ma un fine
a sé.
E questa non è follia.
I nazisti non erano pazzi, ma persone normali,
spesso terribilmente “banali”, che andavano a messa
la domenica, erano affettuosi con mogli e figli, amavano i fiori…
Non mostri votati al male, ma uomini ormai non più in
grado di distinguere il bene dal male, uomini che avevano annullato
la propria coscienza.
Come Adolph Eichmann.
Colui che è passato alla storia come
“il contabile degli ebrei” e che si preoccupava
di far funzionare con scrupolo pedante i treni della morte,
colui che chiamava i bambini ebrei “le cellule germinali”,
quelli che un giorno sarebbero potuti tornare e vendicare col
sangue la morte dei loro genitori, e che perciò andavano
uccisi allo stesso modo.
Perché erano pericolosi.
Mi sono sempre chiesta che pericolo potesse
rappresentare per il terzo Reich un bambino.
La risposta l’ho trovata nella mente
contorta di Eickmann.
Quando fu processato a Gerusalemme sostenne
di non aver mai ucciso nessun ebreo.
Lui che in realtà aveva mandato a morte migliaia di persone
consegnandole ai famigerati treni dell’est.
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