Ricordare la Shoah. In
che modo?
Custodire e rinnovare la memoria è da
parte di tutti noi un atto di grande responsabilità,
perché la lezione del passato deve servire a tutti come
monito per garantirci un mondo migliore. Ecco perché
è importante che la società si occupi di formare
le nuove generazioni al rispetto di certi valori.
Non è mai anacronistico parlare di Shoah.
Ricordare la Shoah deve essere inteso come
un’opportunità per riflettere su tutte quante le
ingiustizie che ancora oggi vengono perpetrate nel mondo, su
tutti quanti i ragazzi che ancora oggi vengono maltrattati,
affamati.
Violati.
Ricordare la Shoah deve essere inteso come
opportunità per riflettere su tutte quante le guerre
che ancora oggi devastano il mondo, un mondo che ci fa sempre
più paura, dove lo spettro del terrorismo ci accompagna
come un’ombra e dove, dopo l’attacco alle torri
gemelle, Bin Laden ancora fa sentire forte la sua voce per chiamare
a raccolta i suoi fedeli e inasprire l’odio.
E ancora.
Un mondo in cui esistono posti come l’Iraq,
devastato dalle lotte intestine, il Libano, la Palestina, dove
ai razzi di Israele fanno da riscontro i kamikaze palestinesi,
giovani integralisti che sacrificano la propria vita imbottendosi
di esplosivo e diventano martiri, posti come l’Afghanistan,
dove la condizione femminile è ancora così dura.
Dove le donne sono costrette a guardare il
mondo attraverso la prigione del burka, dove non si può
cantare, ballare, ridere.
Dove con la violenza si cerca di annullare
la volontà delle persone e privarle della loro dignità
di esseri umani, proprio come facevano i nazisti nei campi di
concentramento.
E oggi il pericolo è tutt’altro
che lontano, visto che cresce sempre più, anche in Italia,
il numero di ragazzi che si definiscono neonazisti, che vanno
in giro con croci celtiche, svastiche e crani rasati, festeggiano
il compleanno di Hitler e inneggiano a lui come un Dio.
E’ incredibile quanto anche da morti
si possano fare proseliti.
E il mito di Hitler continua a farne.
Perciò, non culliamoci mai sugli allori,
non allentiamo mai la presa.
Coltiviamo la memoria. Non dimentichiamo. Mai.
Perché la colpa più grande, dopo
l’odio, è l’indifferenza delle coscienze.
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