Giorgio Perlasca: un uomo, un giusto
Durante i tragici anni della seconda guerra
mondiale, in mezzo alla cupa oscurità che tanto ne ha
ammorbato l’aria e annebbiato le menti, si sono accese
delle luci che hanno brillato fulgide nel buio del male.
Sono tutti quelli che, anche se circondati dall’odio,
hanno portato amore.
Uno di questi è Giorgio Perlasca.
Tanti come lui sono stati insigniti del titolo
di “giusti“ per aver salvato degli ebrei dall’arresto
o dalla morte, ma lui è un giusto speciale, perché
la sua azione non si esaurì in un gesto, bensì
durò mesi, a rischio della vita.
E non solo.
Perlasca è un giusto speciale, - il nostro giusto, un
giusto tutto italiano - perché lui di ebrei ne ha salvati
più di cinquemila.
Ma chi era Giorgio Perlasca?
Un commerciante torinese che si trovava a Budapest
proprio quando iniziò lo sterminio degli ebrei ungheresi,
nel marzo del 44, l’unico che non fu portato a termine
a causa della fine della guerra.
Dunque, mentre era a Budapest, d’un tratto
Perlasca si trovò a prendere una decisione meravigliosa,
grazie alla quale molte vite furono salvate: si finse ambasciatore
spagnolo, osò ingannare la potente macchina da guerra
nazista, i gerarchi del terzo Reich, lo stesso colonnello Eichmann.
Falsificò documenti, rilasciò
salvacondotti e riuscì ad organizzare otto case protette,
cioè edifici posti sotto la giurisdizione spagnola, strappando
ai treni della morte tante persone.
Ciò che più colpisce di quest’uomo,
al di là del suo coraggio, della sua temerarietà,
del suo altruismo e del suo amore per gli altri, è la
sua umiltà.
Alla fine della guerra, quando è tornato
a casa, lui ha continuato la sua vita di prima, senza pretendere
compensi per il suo operato, né riconoscimenti o fama.
Come se quello che aveva fatto fosse “normale”,
e non un atto magnifico, grandioso di solidarietà e generosità.
Non fosse stato per un gruppo di sopravvissuti
che dopo tanti anni lo ha scoperto, nessuno oggi della sua storia
saprebbe nulla.
Invece è importante sapere che esistono
uomini capaci di compiere simili gesti, perché sono loro
a ridarci fiducia nell’umanità, speranza nel futuro,
sono loro a servirci da esempio e sprone per la nostra quotidianità,
ad educarci al rispetto di certi valori, come l’onestà
morale, la dignità dell’essere umano, il rispetto
della diversità, della verità storica contro qualsiasi
forma di interessata falsificazione, perché, come diceva
Primo Levi, ciò che è accaduto può ritornare,
le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate, anche
le nostre.
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