Palestina e Israele: la guerra infinita
Il conflitto in Medio Oriente è basato su
due diritti essenziali: quello degli israeliani di vivere sicuri
entro i confini di un proprio Stato e quello dei palestinesi
di avere uno Stato indipendente. Entrambi i diritti però non
potranno essere affermati se prima palestinesi e israeliani
non riconoscano la legittimità del diritto dell’altro e non
si impegnino per realizzare una soluzione che soddisfi ambedue
le parti.
Purtroppo, la via per
il raggiungimento di tale consapevolezza appare ancora lunga
e irta. Nel mio romanzo “Chiedi alla luna” ho dato voce allo
sfogo di due adolescenti per mostrare da vicino quanto sia difficile
e arduo un processo di pace in quella tormentata terra dove
tutti hanno paura.
Hanno paura i palestinesi, costretti a vivere
in villaggi-ghetto, sbeffeggiati ed umiliati dai soldati israeliani
ai check-point, cacciati dalle loro case, maltrattati. Hanno
paura gli israeliani, che vivono con l’incubo degli attentati,
una spada di Damocle che oscilla costantemente sui loro capi
e li fa salire a fatica sugli autobus o entrare in punta di
piedi nei bar o nei centri commerciali. Con occhi e orecchie
all’erta, fiutando l’aria, come animali braccati, perché l’attentatore
potrebbe nascondersi ovunque, anche negli occhi verdi di una
ragazza.
Una tragedia di proporzioni spaventose che non avrà
fine senza l’aiuto concreto di tutta la comunità internazionale
e senza la sconfitta del terrorismo, arma subdola e letale,
che alimenta in milioni di persone l’odio nei confronti di Israele.
E la lotta contro il terrorismo non sarà vinta se prima non
verrà estirpato il nuovo antisemitismo, che negli ultimi anni
percuote l’Europa come un’onda anomala e di cui le bandiere
israeliane bruciate e le svastiche che urlano dai muri delle
città sono solo la punta dell’iceberg.
L’antisemitismo si combatte
con l’educazione al rispetto per l’altro, al suo diritto di
esistere, di professare la propria fede, di avere le proprie
idee, di vivere in pace.
Senza paure.
Il diritto di ogni israeliano di non temere di mandare
il proprio figlio su questo o quell’autobus, senza doversene
poi pentire per il resto della vita. Il diritto di ogni palestinese
di non vedere i propri figli schiacciati dalla sopraffazione
e vittime delle lusinghe di chi li seduce al martirio.
Noi non
chiediamoci da che parte stare. Non siamo stati eletti giudici.
Piuttosto, combattiamo ogni giorno per il rispetto di certi
valori - perché è dai piccoli semi che nascono poi i frutti
- e soprattutto non dimentichiamo mai che palestinesi o israeliani,
arabi o ebrei che siano, le vittime innocenti di quest’assurda
guerra sono tutte degli esseri umani. |