Violenza
e minori
La violenza sui minori è una piaga infetta
nella nostra società che devasta milioni di bambini e
ragazzi nel mondo e che il più delle volte si perpetra
proprio nei luoghi che dovrebbero garantire loro sicurezza e
affidabilità.
Un fiume di violenza che rompe gli argini ma
scorre spesso silenzioso, perché chi la subisce - il
debole, l’abusato - teme il giudizio e la riprovazione
sociale.
Sono infiniti gli abusi di cui i minori sono
vittime, da quelli sessuali alla tortura, dallo sfruttamento
al lavoro e alla prostituzione alle menomazioni sessuali (come
la detestabile pratica dell’infibulazione inflitta da
alcune culture alle bambine), dal bullismo alle punizioni fisiche.
Ogni forma di violenza è di per sé
inaccettabile, ma la violenza sui minori lo è ancora
di più, perché colpisce individui particolarmente
vulnerabili, indifesi, che spesso si “fidano” dell’aggressore.
Non possiamo permettere che essi considerino
la violenza come un fatto inevitabile della vita, che portino
nel corpo e nell’anima i segni indelebili degli abusi
e che una volta adulti ripetano quei comportamenti, perché
ormai fanno parte del proprio retaggio culturale.
Circa un milione di ragazzi ogni anno in Italia
assiste o è vittima di episodi di violenza in famiglia.
Situazioni che possono essere alla base di seri disturbi come
l’ansia, la depressione, lo stress. E non c’è
differenza tra violenza fisica e psicologica, perché
se la prima è più facilmente visibile, la seconda
devasta da dentro.
Eppure, a volte, l’uso della violenza
fisica sui minori è giudicato utile ai fini educativi.
La violenza come “educazione”(di cui ho ampiamente
trattato nel mio romanzo “L’albero dei desideri”),
la violenza taciuta da genitori che considerano i figli come
una proprietà privata, da gestire come meglio credono,
convinti assertori che un calcio ben piazzato sia cento volte
più efficace di un’inutile e noiosa discussione.
E’ dovere di tutti impegnarci al massimo
per eliminare ogni forma di violenza, alzando innanzitutto il
velo che cela la sua aberrazione, educando i minori al dialogo,
coltivando la cultura della prevenzione ma, ancor di più,
prestando ascolto e attenzione al loro mondo.
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