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Da sessant'anni il
sanguinoso conflitto israeliano-palestinese non accenna a risolversi.
Dopo decenni di odio, guerre, massacri e inutili tentativi di
mediazione l'unica via percorribile, quella di una pace giusta e
duratura, tarda ancora ad essere intrapresa. Eppure da entrambe le
parti viene versato del sangue innocente: agli attacchi terroristici da
parte dei palestinesi fanno riscontro le rappresaglie israeliane, i
bombardamenti di case e villaggi, gli arresti, le restrizioni.
Da un lato ci sono i cittadini israeliani, che temono per la propria
incolumità e per quella dei propri cari, che camminano per
strada timorosi di ritrovarsi faccia a faccia con un kamikaze, che
scrutano impauriti i volti di chi gli viene incontro, sezionando la
gente in un incessante, paranoico istinto di sopravvivenza. Dall'altro
ci sono gli uomini e le donne palestinesi, sempre più disperati,
sempre più insofferenti, che vivono in gabbia, dentro villaggi
completamente isolati, accerchiati da barriere di cemento o di filo
spinato e separati gli uni dagli altri dalla selva di insediamenti
israeliani, che si ergono qua e là all'interno dei "Territori
occupati".
Una società giusta e civile non può prescindere da valori
inderogabili quali il diritto alla vita, alla libertà,
all'uguaglianza, valori che il cosiddetto "muro di sicurezza" eretto
negli ultimi anni in Cisgiordania viola continuamente, seminando
dovunque sofferenza e rabbia.
Spetta alla scuola promuovere tra le nuove generazioni una riflessione
matura e consapevole su tali delicatissime tematiche, al fine di
sensibilizzare i ragazzi a far nascere in loro sentimenti come la
solidarietà, la condanna di ogni forma di violenza e
sopraffazione, l'amore per la vita, bene unico e insostituibile, la
tolleranza e soprattutto il rispetto per la dignità di ogni essere
umano.
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