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Ahmad
Ahmad vive in un villaggio palestinese a ridosso di un gruppo
di insediamenti israeliani, alle porte di Gerusalemme. Impetuoso
e ribelle, ama il suo popolo e soffre nel vederlo tormentato e
in lotta, ma ha il cuore e la mente liberi da pregiudizi.
Grazie a sua madre, che lo ha educato alla tolleranza e al rispetto per
gli altri, ha acquisito una sensibilità profonda che gli
permette di volare alto. Di andare oltre. Oltre la guerra, le bombe, i
morti. Oltre l’odio.
S’innamora di Sarah perché è lei, col suo
sorriso, il profumo dei suoi capelli, la sua voce. È lei.
E poco importa se è israeliana.
È una persona.
Ahmad è un adolescente che ha molto da insegnare. A tutti
noi.
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Sarah
Sarah è un personaggio uscito dalla mia penna da solo, con
le
sue gambe. Era già lì, nella mia testa, sesso,
età, nome compreso. Bell’e pronto.
È una studentessa israeliana che vive in sincronia
con i battiti
del suo cuore. Spontanea, appassionata, piena d’amore e
pronta a
perdonare. Sempre.
L’orrore che la circonda non ha scalfito il suo animo.
E’
ancora capace di credere e disposta a pagare un prezzo per aver osato
infrangere leggi non scritte, severe, crudeli. Leggi che stabiliscono
dalla parte di chi stare.
Un’eroina moderna che stupisce per il suo coraggio e il suo
candore.
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Morgan
È un ammasso di pelo e coccole, un cagnolone buono
e generoso,
sempre pronto a tirare fuori dai guai la sua padrona. E’
Morgan
che mette in moto la storia narrata, lui che la segue passo
passo, lui che con i suoi interventi sbroglia ogni volta situazioni
intricate o di stallo. Un personaggio chiave dell’intero
romanzo,
senza dubbio.
E’ la trasposizione letteraria di Rudi, il mio cane.
Ho
creato Morgan pensando a lui, ai suoi vezzi, alle sue abitudini, a quel
modo tutto suo di farsi spazio nella mia vita. Ogni giorno.
Senza Rudi, Morgan non sarebbe quello che è. Non avrebbe la
sua
carica espressiva, la sua simpatia, la sua vitalità, il suo
cuore grande. Non sarebbe “vivo” e credibile, un
personaggio che il lettore “vede” con gli occhi e
“sente” con le dita.
“Chiedi alla luna” è dedicato a lui,
l’amico più caro che avessi mai potuto avere.
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Um Rahim
È una figura controversa, piena di sfaccettature.
Ora fragile,
ora schiva, ora pronta a farsi tigre per difendere la sua famiglia.
Orgogliosa e dura, a volte, possiede una grande intelligenza che le
permette di non unirsi al coro del comune sentire, ma essere se stessa,
sempre.
Una donna a cui la vita non ha certo risparmiato dolore e sofferenza e
che nasconde nel cuore la ferita profonda e indelebile della morte di
suo figlio, del suo assassinio, ma che non per questo si lascia andare
all’odio e all’intolleranza.
Anzi.
Per amore di Ahmad cancella l’odio dal suo cuore e bandisce
ogni
sentimento di vendetta. Vendicarsi contro chi, poi? La sua mente
è libera, non ha barriere e non si lascia condizionare.
Ragiona.
E comprende che l’astio, il risentimento, il rancore non
sarebbero altro che armi cariche puntate contro il suo petto. Allevare
Ahmad nell’odio significherebbe farne di lui un combattente,
un
giovane uomo che non vede altro che il martirio, la morte, il
sacrificio di se stesso come arma per vendicarsi di coloro che gli
hanno portato via il fratello.
Um Rahim rappresenta tutte quelle donne che non si lasciano vincere
dalla violenza e dall’odio che hanno intorno, ma che parlano
il
linguaggio dell’amore.
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