copertina di "Corri più veloce del vento"

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La guerra è l’arma più potente e distruttiva che l’uomo abbia mai inventato, ecco cosa mi sono detta quando ho iniziato a scrivere questo romanzo. La guerra è atrocità e orrore e non ce n’è una che possa essere assolta in nome di un fine giusto e necessario, non solo perché rappresenta il fallimento di ogni capacità di dialogo e comunicazione, ma soprattutto perché di qualsiasi guerra si tratti, religiosa, politica, economica o culturale, essa miete crudelmente vittime innocenti tra la popolazione civile.
Tuttavia il terribile conflitto a cui mi sono ispirata, quello che devasta ormai da anni i territori della Siria, sta mietendo vittime soprattutto tra i bambini. Sì, come in un gioco beffardo, sembra accanirsi sul sorriso dei più piccoli e spegnerlo per sempre. Tanti, troppi, sono i sorrisi che durante questi lunghi anni si sono spenti, ed è a loro che dedico questo mio ultimo lavoro, un racconto scritto a due voci, appunto per dare voce a chi non ce l’ha.
Le vicende sono perciò riportate attraverso il punto di vista di Samir, bambino siriano che annaspa sotto il giogo tumultuoso della guerra, e Andrea, giovane uomo italiano, giunto in quella terra sotto la spinta di valori quali l’altruismo, la solidarietà, il tendere la mano verso chi ne ha bisogno. Due universi lontanissimi che per il volere del destino si incontrano e insieme tentano di arginare l’onda d’urto della tragedia in cui sono coinvolti, in un rapporto che si basa su un singolare scambio alla pari, in cui ognuno ha tanto da imparare dall’altro e che li porterà a riscoprirsi migliori.
Un rapporto adulto-bambino lucido e consapevole, in cui tanti ritroveranno se stessi e le proprie fragilità, per comprendere che solo costruendo ponti tra noi e gli altri, tra noi e coloro che sono diversi da noi, potranno essere in grado di affrontarle e superarle.

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