copertina di "Gioco di squadra"
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Quando si parla di bullismo la prima immagine che ci viene in mente è quella di un gruppo di adolescenti che si diverte a malmenare un coetaneo, magari filmando il tutto con un telefonino.
In realtà il bullismo può avere molte facce, a volte meno appariscenti, ma non per questo meno feroci. Una di queste è quella che vede le ragazze assumere, al pari dei ragazzi, il ruolo di aguzzine.
Di solito le bulle agiscono in brancoe si accaniscono contro le coetane più fragili, quelle che a scuola hanno i voti più alti, le bruttine, o, al contrario, quelle ritenute troppo belle. Tuttavia, diversamente dai maschi, perseguono una forma di violenza più subdola che raramente lascia segni addosso, ma colpisce dritto al cuore e, nutrendosi del pettegolezzo, della calunnia, del ricatto, della diffamazione, mina profondamente sicurezza e autostima, fino a portare all'annientamento psicologico e alla completa emarginazione sociale della vittima.
È questo un fenomeno odioso che tutti, in special modo la scuola, siamo chiamati ad arginare, realizzando progetti ad hoc, interventi mirati alla prevenzione, creando sportelli d'ascolto, favorendo colloqui più frequenti con le famiglie e, sopratutto, effettuando un recupero efficace delle responsabili di queste vergognose violenze.
Ancora una volta tocca a noi, educatori e famiglie, aiutare i giovani a superare i loro disagi e a crescere in serenità, perché possano proiettarsi nel modo giusto verso un futuro di donne e uomini maturi e consapevoli.

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