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Capitolo 1
La station wagon su cui viaggiava la famiglia Corradi
sobbalzò più volte, si udì un vivace
scoppiettio, poi un lungo sibilo, quindi il silenzio assoluto. Si era
fermata.
Sam trattenne il fiato, sperando che succedesse qualcosa, ma non
successe niente: l’auto non dava alcun segno di vita, li
aveva abbandonati.
“Maledizione! – sbuffò suo padre
– E’ proprio andata! Il quadro
dell’accensione è fuori uso, non
c’è verso di farla ripartire!”
La mamma scrutò la strada. “Siamo lontani da
qualsiasi centro abitato, tra non molto sarà buio, cosa
possiamo fare?”
“Non abbiamo scelta. Chiamo il soccorso stradale.”
Samantha sospirò. Si era avverato uno dei suoi peggiori
incubi: rimanere bloccata con l’auto in panne in una strada
isolata. Ancora peggio sarebbe stato rimanere bloccata di notte, col
buio che moltiplicava le sue paure e acuiva il suo udito, rendendo le
sue orecchie simili a vigili sentinelle, pronte a cogliere anche il
più piccolo rumore in un raggio piuttosto vasto.
Più in alto, nella scala delle sue fobie, c’era
solo quella di ritrovarsi in un tunnel senza uscita con un mostro che
la inseguiva.
“Lo sapevo che questa vacanza sarebbe stata un disastro!
– piagnucolò – Ve lo dicevo io che avrei
preferito rimanere dai nonni!”
Più che una vacanza quello era un soggiorno obbligato. Suo
padre, il professor Fabrizio Corradi, era un ricercatore universitario
e qualche settimana prima aveva comunicato a moglie e figli di dover
partecipare ad una convegno internazionale presso
l’università di Siena, della durata di due
settimane.
“Non posso rinunciarvi! – aveva detto
infervorato – Vi parteciperanno scienziati da tutto il mondo,
è un’ottima possibilità per farmi
conoscere dal professor Loudmille, un luminare nel campo della ricerca
scientifica. Pensa, Emma, - aveva aggiunto rivolgendosi alla moglie
– forse potrei parlargli di quella mia teoria…
quella su cui stavo lavorando..” Si era alzato e aveva
misurato a grandi passi la stanza. “Ma sì, forse
potrebbe essere l’occasione della mia vita, quella che
aspettavo da sempre!”
Emma Corradi lo aveva guardato adorante. “Certo, tesoro,
questa potrebbe essere la volta giusta. Non lasciartela scappare:
quando la fortuna ci passa accanto bisogna essere pronti ad
afferrarla!”
Sam e suo fratello Luca avevano già previsto la sua
risposta.
Sapevano che la mamma raramente era in disaccordo con il
papà; tranne che per piccole incomprensioni, non li avevano
mai sentiti litigare sul serio. Nei casi peggiori, lui metteva il muso
e sprofondava in poltrona, facendo finta di leggere e lei dava inizio
alla congiura del silenzio. Potevano andare avanti per ore, fino a
quando i nervi di ambedue cedevano, e allora il padre cominciava a
gironzolarle intorno, con le motivazioni più improbabili,
mentre alla mamma iniziava a tremare il labbro inferiore, sempre
più vistosamente. Quando si giungeva al tremolio del labbro
inferiore significava che la pace era prossima: a quel punto di solito
lui le diceva qualcosa in un orecchio e faceva appena in tempo ad
abbracciarla, che veniva investito da un torrente di lacrime. Questo in
casa Corradi era il massimo del litigio, ben altra cosa erano invece le
vere e proprie tempeste che si scatenavano al piano di sopra.
I loro vicini non amavano molto le maniere dolci. Un tono di voce un
po’ più alto rappresentava il segnale di inizio
delle ostilità e dopo un po’ scoppiava la guerra.
Porte che sbattevano, oggetti che volavano per aria, per poi
infrangersi fragorosamente sul pavimento, improperi urlati a
squarciagola e un pianto disperato, spesso collettivo, che di solito
indicava la fine del conflitto.
Il tutto aveva una durata che oscillava tra i trenta e i quaranta
minuti. Qualche volta c’erano anche delle noiose appendici:
arrivava la polizia, chiamata da qualche inquilino esasperato, e allora
era un continuo sali e scendi di gente curiosa e ficcanaso che voleva
sapere, vedere, sentire come andava a finire, per poter essere in prima
fila, qualora qualcuno venisse portato via in manette. In
realtà, questo non era mai accaduto e tutto si era risolto
sempre in un nulla di fatto: tempo qualche giorno, a volte una
settimana, e i piatti ricominciavano a volare.
“Verrete tutti con me! – aveva sentenziato il
professor Corradi – Approfitteremo della fine
dell’anno scolastico, prenderemo in affitto una villa in
collina e trascorreremo lì anche le nostre
vacanze.”
“Vacanze in collina? Ma.. papà! Sarà
una noia mortale! – aveva protestato Luca.
“Io non vengo! - aveva annunciato decisa Samantha
– Andrò a stare dai nonni!” |
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