Capitolo 1
Sarah strabuzzò gli occhi e si bloccò di colpo,
inchiodando i piedi per terra, con il corpo sbilanciato in avanti.
Davanti a lei, nel punto in cui la collina diventava valle,
cominciava un'alta recinzione di filo spinato. Aggrottò
la fronte, perplessa.
Aveva corso senza fermarsi lungo la bypass-road
e svoltato in un sentiero erboso, fiancheggiato da olivi e disseminato
di pietre, sterpi e zolle di terra appena smossa, lo aveva solcato
tutto d'un fiato con i suoi piedi leggeri e d'un tratto se l'era
trovata davanti.
Ruvida, luccicante, ferale come una bestia in agguato.
Non pensava che anche da quel lato ce ne
fosse una, o almeno, che fosse così pericolosamente vicina.
In fondo, casa sua era a non più di un tiro di schioppo
e poco più su, sulla destra, sventolavano le insegne
degli altri insediamenti. Una decina, in tutto, l'uno accanto
all'altro, separati solo da un tratto di strada. Era un posto
sicuro, quello, o no? Prese fiato e si guardò intorno.
Di Morgan nessuna traccia, nè un abbaio, nè un
guaito, quasi lo avesse inghiottitola terra. Si voltò
indietro. Il sentiero scendeva ripido lungo il fianco della
collina, nascondendo alla vista l'area degli insediamenti e
più su le torrette di guardia dei soldati.
Erano solo due mesi che viveva in quello spicchio di terra ondeggiante
di olivi, ma non si era mai spinta fin lì e fu assalita
da un senso di sgomento. Si passò una mano tra i capelli
in un gesto nervoso. Tutta colpa di Morgan che aveva scelto
quel fresco mattino d’estate per dar la caccia alle farfalle.
Ripensandoci, molto tempo dopo, si sarebbe detta che in fondo
quello era stato l’inizio di tutto: Morgan e la sua corsa
sfrenata a rincorrere le ali rosso brunite di una sontuosa farfalla.
Sì, se rifletteva su tutto quanto vedeva solo questo:
un cane, una farfalla e la loro folle corsa nei campi.
“Morgan, Morgan, si può sapere dove ti sei cacciato?”
gridò, stordita e lievemente irritata da quell’inatteso,
dilagante silenzio che sentiva brulicare intorno a sé,
quasi fosse una cosa viva. Solo il canto delle cicale e il sommesso
fruscio dell’erba sfiorata dal vento. Nient’altro.
Poi lo vide.
O meglio, vide la sua coda fulva che a tratti appariva e scompariva
in lontananza, soffocata dall’erba alta e dai cespugli
di more selvatiche. Rimase a guardarla con gli occhi socchiusi
e increduli e il battito del cuore che accelerava dentro il
suo giovane petto. Un solo pensiero a trapanarle il cervello
come un lungo chiodo appuntito.
Era dall’altra parte.
Morgan correva e inseguiva i suoi sogni dietro le ali rosso
brunite di una farfalla, ma non era più davanti a lei.
Era dall’altra parte. Dall’altra parte del filo
spinato.
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